Ecodesign per il greenmarketing

by alessioalberini

Ecodesign.

Quando si parla di strategie di ecodesign in Italia spesso ci si limita a quella che prevede l’utilizzo di materie prime riciclate.

Il perché è facile da comprendere: per un paese come il nostro, con poche risorse naturali ed una elevata propensione manifatturiera, lo sviluppo del recupero e del riciclo diventa una questione di sopravvivenza. Utilizzare materie prime riciclate significa abbattere i costi di estrazione e trasporto che sono prima di tutto costi energetici, generalmente superiori ai costi di raccolta differenziata e di recupero. Va poi considerato che ci sono materiali come il vetro e l’alluminio che sono riciclabili praticamente all’infinito. In particolare il riciclo dell’alluminio, materia prima tanto preziosa quanto rara in Italia, permette di risparmiare circa il 95% dell’energia necessaria per produrlo dalla materia prima.

Ma non si ricicla solo l’alluminio: lo stesso CiAl [Consorzio Imballaggi Alluminio] sostiene lo spazio web matrec.it, la prima banca dati italiana gratuita di ecodesign, dedicata ai materiali riciclati e al loro impiego nella produzione e nel design.

In realtà fare ecodesign è qualcosa di più complesso, significa valutare la possibilità di ridurre al minimo l’uso di materie prime vergini, ottimizzare l’uso di materiali riciclati e riciclabili.

Ridefinire il packaging e il suo ruolo, le risorse necessarie durante l’utilizzo del prodotto, la facilità di sostituire parti danneggiate. La possibilità di disassemblarlo nei suoi componenti per renderlo più facilmente riciclabile, in tutto o in parte. È importante non dimenticare nessuno dei passaggi, altrimenti si rischia di prendere che alcune scelte vadano in collisione con altre. Come capita quando si sceglie di utilizzare un materiale riciclabile che però non può essere facilmente disassemblato dal resto. Pensiamo ai contenitori in TetraPak composti da carta, alluminio e plastica; o del quale non è ancora prevista la raccolta differenziata. Pensiamo alle bottiglie in PLA [plastica organica biodegradabile] che non tutti i comuni possono raccogliere come organico compostabile. Un altro errore è quello di scegliere materiali pensando alla loro riciclabilità senza considerare impatti importanti legati alla loro estrazione e lavorazione.

Ma ciò che sarebbe davvero auspicabile per parlare di ecodesign è avere il coraggio di spingersi oltre e realizzare prodotti con un elevato contenuto di eco-innovazione, completamente ripensati e riprospettati, con nuove funzioni e nuove filiere.

ecodesign

Un chiaro esempio di cosa sia l’eco-innovazione e l’ecodesign e come possano diventare una leva di marketing lo spiega il progetto (ormai vecchio di 5 anni ma pur sempre esempio perfetto) Clever Little Bag di Puma.

Un viaggio attraverso la filiera di produzione del pack delle calzature.

Per capire come l’imballaggio veniva fatto, veniva trasportato, manipolato, imballato e immagazzinato fino alla consegna nelle mani del cliente, i designer hanno deciso che per avere successo la nuova soluzione doveva funzionare con minime modifiche all’infrastruttura esistente. Il risultato è una soluzione innovativa chiamata Clever Little Bag, che permette di risparmiare 20 milioni megajoule di energia elettrica, 1 milione di litri d’acqua, 500.000 litri di gasolio e 8.500 tonnellate di carta all’anno. Allo stesso tempo la soluzione è riutilizzabile e completamente riciclabile alla fine della sua vita.

In questo caso i singoli elementi del sistema, la shopper e la scatola, sono stati ripensati e integrati, rendendoli interdipendenti, riducendo la quantità di materiali necessari alla loro funzione, e creando un sistema stoccaggio/trasporto completamente nuovo. L’evoluzione successiva potrebbe essere l’uso di nuovi materiali come le bio plastiche, o il ricorso a nuovi modelli di business distributivi pensati per la share economy.

Definire possibili scenari per sviluppare eco-innovazione significa avere una visione olistica del contesto in dovremo muoverci. In che modo nuove scelte politiche, nazionali e internazionali, potranno influenzare il nostro business? Sarà necessario perseguire una maggiore integrazione con i fornitori e i produttori concorrenti per cooperare con loro in determinate fasi della produzione? Potrebbe essere opportuno cambiare completamente la natura delle materie prime utilizzate e delle fonti energetiche? E ancora, alcune delle funzioni del prodotto potrebbero risultare maggiormente efficienti se digitalizzate?

Non si può guardare al futuro come una continuazione del passato… perché il futuro sarà diverso. È necessario disimparare il modo con cui abbiamo avuto a che fare con il passato in modo da imparare ad avere a che fare con il futuro. Il futuro è entusiasmante perché possiamo dargli forma.
[Charles Handy – 1996]

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