Vino sostenibile. Si può fare!

“Sembra che ci siano fino a 120 litri di acqua in un bicchiere di vino, quasi un sacrilegio a vederlo con gli occhi di un viticoltore. Il tema è complesso e come tanti argomenti nuovi che si pongono alla nostra società, anche produttiva, grazie alle nuove conoscenze in campo ambientale, deve essere affrontato con la stessa dedizione con la quale curiamo la qualità e la redditività dei prodotti stessi”

Massima qualità con il minimo impatto è la sfida, alla sostenibilità grazie al marketing strategico, che Michele Manelli e i suoi collaboratori stanno vincendo con Salcheto, non una cantina qualsiasi ai piedi di Montepulciano. E’ un’azienda condotta in regime biologico e biodinamico non per retaggi atavici, bensì per scelta ideologica: l’azienda che è ora è stata ideata, sviluppata e viene condotta seguendo criteri progettuali nel pieno rispetto dell’ecosistema ambientale. Inaugurata nel luglio 2011, è concepita per funzionare in piena autonomia dal punto di vista energetico.

La cantina ha un dentro ma sembra non avere un fuori.

Costruita sul fianco di una collinetta e protetta da un muro di vegetazione garantendone l’isolamento termico e facendola sparire agli occhi di chi osserva, con ammirazione, lo stupendo panorama in cui è immersa.

Al suo interno la cosa che colpisce maggiormente è la luminosità degli ambienti, inconciliabile con l’assenza di finestre e di lampade. La luce per illuminare la cantina è fornita da pozzi solari mentre i macchinari sono alimentati da pannelli fotovoltaici. Sempre all’interno la costruzione semplifica la lavorazione delle uve, limitandone al massimo gli spostamenti e facilitando la sicurezza nel trasporto e nella pulizia delle botti e dei carichi pesanti.

Per il raffrescamento  solo energia geotermica, per l’acqua calda solo biomasse auto-prodotte. Nulla viene sprecato e nulla o quasi richiede energia termica o elettrica: la CO2 prodotta dalla fermentazione non viene dispersa ma diventa la fonte di energia che alimenta le pompe che movimentano i vini dalle botti in acciaio a quelle in legno che – ovviamente – sono rigorosamente certificate FSC e PEFC.

Così il risparmio energetico è superiore al 50%, di fatto la prima tra le fonti di approvvigionamento e grazie alle tecnologie messe a punto, rispetto alle cantine equivalenti di tipo tradizionale Salcheto ha bisogno del 25% circa in meno di potenza termica e del 35% circa in meno di potenza elettrica. Marketing strategico e sostenibilità hanno trovato un punto di contatto.

Tanto ingegno e tanta fatica dovevano in qualche modo tornare al vino e al bevitore così si è deciso di sviluppare – già nel 2010 – un metodo di calcolo della carbon footprint della singola bottiglia.

Questo studio ha rappresentato il primo vero benchmark per l’intero settore in quanto nessuno prima aveva provato a calcolare l’impronta carbonica di una bottiglia di vino. Un modello da esportare anche all’estero, uno standard per tutto il settore vitivinicolo: in Salcheto per produrre una bottiglia di vino da 750ml vengono immesse in atmosfera, all’uscita della cantina,  1,17 kg di CO2 contro i poco meno di due – in media – della procedura tradizionale.

Un benchmark con cui dimostrare all’intero comparto agroalimentare italiano e non solo che la Sostenibilità è driver di innovazione, dimensione della qualità, strada per l’eccellenza. Così l’attività di Marketing strategico assume un’altro valore.

Water Footprint e Biodiversità sono le nuove sfide per il marketing.

Per la prima sono allo studio sperimentazioni per arrivare ad un modello di gestione dell’acqua verde, grigia e blu, basato sulle linee guida del Water Footprint Network, che ha già dato un risultato importante, cioè l’azzeramento della produzione di acqua grigia derivanti dalle attività produttive. Inoltre sono state ideate diverse forme di raccolta e utilizzo dell’acque blu, principalmente piovana.

Un’utile precisazione. Da alcuni anni si è iniziato poi a parlare sempre più diffusamente, anche in Italia, di Water Footprint. È la misurazione del volume di acqua utilizzata – consumata – per produrre un determinato prodotto. Misurazione che può portare a scoprire ad esempio, dati FAO 2012, che per produrre un hamburger occorrono 2.400 litri di acqua.

I consumi che vengono calcolati sono dati dalla somma di tre componenti: acqua blu [dei fiumi, laghi o falde, di facile accesso e trasporto], acqua verde [acqua piovana trattenuta dal terreno e dalle piante, destinata ad evaporare e non trasportabile] e acqua grigia [cioè la quantità di acqua necessaria per assimilare il carico inquinante della produzione].

Sembrano concetti complicati ma potete comprenderli meglio leggendo “L’acqua che mangiamo” – Ed. Ambiente – curato da Marta Antonelli e Francesca Greco.

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